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Notizia del 08.04.2020

COSA STA SUCCEDENDO NELLA TESTA DEI FOTOGRAFI? - pensieri in cattività...

Cosa sta succedendo nella testa dei viaggiatori?

Il mondo è in punizione, confinato in casa come quando da bambini si combinava qualcosa di assolutamente non consentito, troppo per meritare solo un rimprovero. Come allora non possiamo scendere in cortile a giocare con gli amici, non possiamo andare alle feste di compleanno dei nostri compagni, non possiamo andare a mangiare la pizza, non possiamo nemmeno fare un giro a piedi o in bicicletta. Semplicemente non possiamo. Però possiamo fare un sacco di cose nuove, bellissime, che prima venivano rimandate all’infinito sommandosi ad un elenco di priorità che priorità non erano, perché quel “momento libero” da dedicare a queste non arrivava mai. Tutti siamo stati puniti, a partire da chi se lo meritava da tempo a chi non se lo meritava proprio. Fino a quelli che non hanno mai saputo che cosa significa meritarsi qualcosa, e quindi trasferiscono come sempre le colpe su altri, magari i cinesi, gli extracomunitari o i governanti. Purtroppo c’è anche chi è stato punito esageratamente, perché questo virus non fa sconti a nessuno, e non si cura del fatto che la medicina moderna avrebbe aiutato molti a convivere con le proprie patologie ancora qualche anno. E non rispetta nemmeno chi, anche se perfettamente in salute, ha scelto di giocare col fuoco per aiutare coloro che non avrebbero potuto farcela da soli. E a forza di giocare ha perso la partita. Perché questo nemico che viene chiamato invisibile, ma che nelle corsie degli ospedali appare anche troppo visibile, non è cattivo, non è spietato e nemmeno, come molti lo definiscono, bastardo. Semplicemente non sa di esistere, e nemmeno che noi esistiamo. Tenta semplicemente e incoscientemente di sopravvivere, di riprodursi, di non farsi eliminare. Come noi, esattamente come noi. E utilizza molta meno tecnologia di noi. Fa parte di qualcosa di naturale che nei secoli il nostro mondo ha dovuto sopportare tante volte. Non certo della meravigliosa natura sempre verde e con la “N” maiuscola a cui i documentari ci hanno abituati. Quella natura, per intenderci, dove l’idea che nel Masai Mara la gazzella diventi in un istante una merenda è una cosa più che naturale, basta che non tocchi a noi. A chi interessa il parere della gazzella? E il nostro, invece, è davvero così interessante? E a chi importa veramente di cosa ci accade in questi giorni, al di fuori di una ristretta cerchia di amici e parenti poco più ampia di quella della gazzella? Cosa accade, ad esempio, nella testa dei viaggiatori, adesso che non possono più viaggiare? Questi arresti domiciliari assomigliano ad una camicia di forza per chi, come me, è abituato muoversi così tanto nel mondo da eliminare il concetto stesso di Jet lag, lo stato di disagio psicofisico chiamato scientificamente disritmia che colpisce soprattutto chi regola la propria vita su di un calendario di azioni e di avvenimenti ripetuti nel quotidiano. Eppure questo periodo trascorso se pur forzatamente tra le pareti di casa non mi è pesato tanto. Se pur dispiaciuto per i viaggi che sono stato costretto a cancellare, ne ho subito il fascino, la diversità, l’essere una speciale opportunità di esplorare angoli a lungo e forse a torto trascurati. Ovviamente sono cosciente che questo è un grande lusso reso possibile da molta fortuna e da moltissima attenzione, e dal fatto che io e i miei cari siamo per ora solo spettatori di questa eccezionalità storica che per molti si è invece trasformata in tragedia. Ma da questa posizione di calma irreale, di privilegio non meritato, di tempo dilatato e circolare, non posso ogni giorno evitare di chiedermi cosa stanno provando i viaggiatori che non stanno viaggiando. Quelli che anno scelto di affidare i propri percorsi non solo ai neuroni ma anche a una cospicua dose di pixel sono sicuramente più fortunati. Possono continuare a viaggiare, riesumare fotogrammi, scoprire particolari dimenticati, maneggiare i contenuti dei propri computer per sistemare le immagini, produrre sequenze, filmati, raccolte. E il web dona loro la fantastica possibilità di mostrare e commentare tutto questo con gli amici o i compagni di viaggio. A quelli che hanno viaggiato tanto, e inevitabilmente hanno amici cari in molti paesi del mondo, capita anche di scoprire che questa volta ci si sente più vicini, in un modo diverso, speciale. Una vicinanza che è quasi una sorta di muta solidarietà, che schierando tutte le persone del mondo a fronte di un problema comune cambia le carte in tavola fino quasi a commuovere. Che fa rileggere più volte le righe di una mail arrivata da lontano fino a rendersi conto che una virgola, un aggettivo, un punto esclamativo possono raccontare di più di quanto si è osato scrivere. Per questi, e per tanti altri motivi, noi viaggiatori siamo sicuramente i più fortunati reclusi di questa lunga assenza, perché in realtà è impossibile fermarci, perché non basta un muro, un divieto, una grande paura. Perché non abbiamo bisogno di permessi speciali per viaggiare, noi viaggeremo comunque.

Mi pare quindi che le regole dettate da questa assurda epidemia non siano realmente riuscite a rinchiuderci, e che questa lunga attesa stia piuttosto alimentando sogni, entusiasmi e progetti. Forse, pensandoci bene, è addirittura possibile provare per questo virus una specie di invidia. Mentre noi siamo fisicamente immobilizzati lui viaggia in tutto il mondo, varca senza problemi ogni frontiera, visita paesi e culture senza discriminazioni e senza distinzioni di alcun tipo. E conosce milioni di persone intimamente, completamente, a fondo. Così tanto a fondo da morire ogni volta con ognuno di loro. Senza rimpianti e senza sapere se così facendo per lui ci sarà un domani. C’è una sorta di bellezza in tutto questo e un viaggiatore deve riuscire a scorgerla.

Iago Corazza





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