Romania

Buzescu - l'ultimo viaggio

Buzescu, un villaggio sorto in Romania dalla polvere del nulla, nella campagna aperta a 150 km da Bucarest e che, fondato nel 1857, solo da una quindicina d’anni si è espanso fino a diventare una piccola cittadina che conta poco meno di 5000 abitanti. Varcata la soglia immaginaria di Buzescu, si entra in una sorta di zona franca che appartiene quasi unicamente al popolo rom. Questa famiglia è stata allo stesso momentoderubata di figlio, di un marito e di un fratello .

I rom che presidiano le abitazioni di Buzescu, durante l’anno, sono per la maggior parte anziani e hanno figli e nipoti in Europa e sparsi nel mondo. Custodiscono per conto della famiglia questi palatul tiganilor, regge degli zigani, che gareggiano tra loro nell'esibire lo status e la ricchezza dei proprietari. Ma in occasione di speciali eventi come matrimoni o, in questo caso, funerali, tutti i famigliari rientrano a casa, per restare uniti e condividere la felicità o la disperazione.

Queste persone riescono a condividere con me il loro dolore, anche se mi conoscono appena. E’ come se un DNA nomade li mettesse in grado di suddividere la disperazione con altri esseri umani, per alleggerirne il carico. E tanta disperazione ha come colonna sonora la musica triste e malinconica di un gruppo di anziani musicisti che, sollecitati dal capo famiglia, eseguono da ore brani strazianti che evocano esodi e abbandoni, temi comuni e cari alla musica dei Balcani.

Come una cornice anacronistica al dolore, torrette gotiche, capitelli, archi dagli intonaci multicolori, stemmi metallici inneggianti il denaro, effigi di famiglia, svettano in stile new pop, versione zigana. E’ come se queste case servissero solo a testimoniare l’esistenza e la ricchezza della famiglia, come venissero costruite unicamente per segnare un passaggio, utilizzando codici propri degli stanziali e poco conosciuti ai nomadi.

Simboli di un sogno e di una terra mai promessa, esibite e non vissute, costruite ma non progettate, per questo popolo i palatul tiganilor hanno la stessa valenza degli ori che vengono mostrati in occasione dei matrimoni. In questa giornata non è però la ricchezza ad essere esibita, ma il dolore.